Auditorium Diocesano

Auditorium Diocesano “Mons. Francesco Tommasiello”
Direttore: don Massimiliano Domenico Piciocchi
Viale Italia, snc – 81057 – Teano (CE)
Contatti: Tel. 0823885096 – 3883909125 | E-mail: auditorium@diocesiteanocalvi.it

 

 

 

 

 

Diaconi Permanenti

‘Servitore fedele di Dio e degli uomini,
specialmente dei più poveri e dei sofferenti’

Diac. Cammuso Giuseppe
Rocchetta e Croce
Tel. 0823889082 – Cell 3391641136
Email: cammuso.giuseppe@virgilio.it
Servizio Pastorale: Parrocchia Rocchetta e Croce – Collaboratore Caritas Diocesana

Diac. D’Andreti Pasquale
Riardo
Tel. 0823981667 – Cell. 3473333954
Email: pasquale@dandreti.it
Servizio Pastorale: Parrocchia S. Maria a Silice – Riardo

Diac. Di Petrillo Giovanni Angelo
Roccamonfina
Tel. 0823921635 – Cell. 3209723815
Email: gdipetrillo@libero.it
Servizio Pastorale: Parrocchia S. Maria Maggiore – Roccamonfina

Diac. Di Lauro Vincenzo
Pignataro Maggiore
Tel. 0823872921 – Cell. 3204112541 – Uff. 0864845904
Email: vincenzo.dilauro@istruzione.it
Servizio Pastorale: Parrocchia S. Giorgio Martire – Pignataro Maggiore

Diac. Laurenza Antonio
Rocchetta e Croce
Tel. 0823889023 – Cell. 3397500829
Email: alaurenza@virgilio.it
Servizio Pastorale: Parrocchia S. Nicola – Zuni di Calvi Risorta – Collaboratore presso l’Archivio Diocesano

Diac. Marchini Roberto
Teano
Tel. 0823885190 – Cell. 3208567723
Email: robertodiacmarc@virgilio.it
Servizio Pastorale: Parrocchia Santi Cosma e Damiano – Teano

Diac. Mercone Giovannino
Calvi Risorta
Tel. 0823652273 – Cell. 3386371382
Email: giomercone@alice.it
Servizio Pastorale: Parrocchia S. Nicandro – Petrulo di Calvi Risorta

Diac. Miele Saturnino
Galluccio
Tel. 0823925793 – Cell. 3271285191
Email: ninomiele@virgilio.it
Servizio Pastorale: Comunità Parrocchiali di Galluccio – Vice Presidente I.D.S.C. – Teano

Diac. Sorvillo Michele Massimo
Sparanise
Cell. 3401415820
Email:
Servizio Pastorale: Parrocchia S. Vitaliano in Sparanise – Dipendente I.D.S.C. – Teano

Diac. Squillacioti Vinicio
Pietramelara
Tel. 0823986880 – Cell. 3381080803 – Uff. 0823987631
Email: vinicio.squillacioti@gmail.com
Servizio Pastorale: Parrocchia S. Rocco – Pietramelara

Diac. Vetrano Paride
Teano
Tel. 0823657300 – Cell. 3382479994 – Uff. 0817783518
Email: paride.vetrano@alice.it
Servizio Pastorale: Parrocchia SS. Trinità in Versano di Teano – Parrocchia Spirito Santo in Casale di Teano

Diac. Verardi Antonio
Sparanise
Tel. 0823874574 – Cell. 3358437792
Email: antoverardi@alice.it
Servizio Pastorale: Parrocchia S. Vitaliano – Sparanise – Notaio del Settore Giudiziario

Formazione in vista del Diaconato e del Presbiterato

I giovani credenti in discernimento sono invitati a vivere un tempo di formazione umana, spirituale , intellettuale e comunitaria presso il Seminario Vescovile di Pozzuoli (NA) per l’anno propedeutico e presso il Pontificio Seminario Campano Interregionale di Napoli e l’Almo Collegio Capranica di Roma per il quinquennio di formazione in Seminario.

 

Seminario vescovile “Redemptor Hominis”

Via Campi Flegrei – 80078 Pozzuoli (NA)

Anno Propedeutico: Lepre Marco

 

Pontificio Seminario Interregionale Campano

Via Petrarca, 115 – 80122 Napoli

Secondo Anno: Centore Nicola, Piscitelli Luca

Terzo Anno: Simone Paolella

Quarto Anno: Cuozzo Giuseppe, Rigido Achille, Funiciello Pietro

Quinto Anno: Amato Giuseppe, Garzilli Carlo

Anno di Esperienza Pastorale:  Iulianiello Marco

 

 

 

 

Origini

Teano, antica città sidicina della Campania Felix, considerata da Strabone come la seconda città della Campania interna e ‘…urbium in via Latina sitarum maxima’ divenne negli ultimi anni del I secolo a.C. colonia romana e assurse a grande splendore. La diffusione del cristianesimo dovette avvenire nel suo territorio non prima del IV sec. prestando fede ad alcune testimonianze agiografiche riferite a San Paride, ateniese, che dopo aver debellato il culto idolatrico del ‘dragone’, praticato dai Sidicini sulla riva del fiume Savone, aveva fatto conoscere la fede cristiana. Nel 333 Papa Silvestro I (314-335) avrebbe nominato Paride, Vescovo di Teano; in seguito egli fu scelto come patrono della città, che celebra la sua santità il 5 agosto.
Nel luogo, segnato da una sorgente, dove il santo aveva predicato la fede cristiana fu eretta una Basilica ricordata come San Paride ad Fontem; con molta probabilità questa fu l’originaria sede del governo vescovile. Il luogo di culto fu abbandonato nel corso del V secolo a causa delle scorrerie barbariche nel pianoro dell’antica città sidicina, in seguito alle quali la popolazione trasferì la sede vescovile in un luogo più sicuro.
Dal 966 la Diocesi di Teano risulta sede suffragata dell’arcidiocesi di Capua, metropolia istituita da Papa Giovanni XIII. È possibile ricostruire gli originari confini della Diocesi grazie ad una bolla di Papa Celestino III del 1193, nella quale si riconfermavano, i confini così come erano stati tracciati da Papa Giovanni XVIII al tempo del Vescovo Sandrario tra il 1004 e il 1006.
Ma ascoltiamo ora quel che riferisce padre Giovanni Mongelli nell’articolo dedicato a San Paride nella Bibliotheca Sanctorum: ‘Una pia leggenda locale, di nessun valore storico, racconta che Paride, ateniese, essendosi rifugiato a Roma al tempo delle persecuzioni, fu consacrato vescovo di Teano dal papa San Silvestro, non senza essersi prima acquistati grandi meriti presso gli abitanti di questa città; egli infatti avrebbe miracolosamente ammansito un enorme e terribile dragone che arrecava continui danni alla popolazione. Fu il Baronio ad introdurre questo nome nel Martirologio romano, in seguito a comunicazioni della Chiesa di Teano’.
Anche l’istituzione della Diocesi di Calvi dovette avvenire nel corso del IV secolo. Infatti fra le antiche iscrizioni cristiane ritrovate all’interno della sua Cattedrale ve nè una che risale a tale periodo. Dei vescovi locali, tuttavia, non si ha notizia prima del XIII secolo. Con molta probabilità il primo vescovo fu San Casto, patrono della città e titolare della Cattedrale.
San Casto nacque in Calvi dalla illustre famiglia Vinicia Casta, in quel luogo che oggi si chiama San Casto vecchio, da genitori idolatri e comincia a predicare pubblicamente contro i vizi dei Caleni, suscitando così le ire dei sacerdoti dell’idolatria che lo denunciano presso Nerone.
L’imperatore ordina che sia inviato il Preside Messalino a giudicare Casto e condannarlo.
Casto allora si nasconde ad Acquaviva (presso Venafro). In seguito all’incendio di Roma del 64, iniziarono le persecuzioni contro i Cristiani che ne erano stati incolpati.
Seguirono quindi severissimi editti contro di loro perché rinunciassero al nome di Cristo, altrimenti sarebbero stati gettati nel fuoco.
Da Acquaviva Casto è trasportato a Sinuessa: qui egli viene prima lapidato, poi subisce il tormento del piombo e infine condannato a morte per decapitazione. Era il giorno 22 maggio dell’anno 66. Era stato vescovo di Calvi dall’anno 44.
Il suo corpo restò insepolto per lo spazio di 39 giorni, quando i Caleni determinarono di recarsi a Sinuessa per prenderlo e dargli degna sepoltura. È probabile che lo seppellissero in quel luogo che poi fu detto San Casto vecchio dove giacque il santo corpo per nove secoli, fino al 966, quando Landone, duca di Gaeta, di nascosto, lo fece trasferire nella sua città. Due anni dopo, il Vescovo di Calvi che allora era Andrea, chiese al duca di Gaeta la restituzione del corpo di San Casto, ma riuscì ad ottenere soltanto un braccio: la sacra reliquia fu racchiusa in una teca d’argento nel 1520.
Questa dunque la vita di San Casto, come ci viene raccontata dall’abate Mattia Zona.
Ma vediamo cosa è scritto sul conto di San Casto nella bibliotheca sanctorum:
‘CASTO, vescovo di Calvi, santo, martire. Secondo gli storici locali sarebbe nato in età apostolica a Calvi dalla nobile famiglia Vinicia Casta e avrebbe inaugurato la serie dei vescovi calvesi, affrontando quindi il martirio nel 66 a Sinuessa. La sua passio fu scritta da Gregorio, vescovo di Terracina nel sec. XI.
 

Dal 1828 al 2017

– I vescovi del secondo periodo borbonico
A Mons. Giuseppe Pezzella, che resse Calvi e Teano dal 1828 al 1833 successe Giuseppe Trama che fece una visita generale della diocesi e nel 1836 tenne il Sinodo (a Calvi l’ultimo sinodo era stato tenuto da oltre un secolo, nel 1730 sotto il vescovo Positano); ma non gli fu possibile pubblicarlo per gli intrighi di un canonico di Pignataro, il Tedeschi. Amareggiato, Mons. Trama nel 1837 si dimise, adducendo a pretesto motivi di salute (morì nel 1848).
1840 al 1860 la diocesi fu retta dal siciliano Nicola Sterlini; malgrado gli sforzi del buon vescovo, quello fu un ventennio di decadenza morale e religiosa, per l’imperversante anticlericalismo. Poche le vocazioni sacerdotali; scarsa la formazione del clero.
– Il Cardinale D’Avanzo
Nel 1860, fu trasferito dalla diocesi di Castellaneta a Calvi e Teano Mons. Bartolomeo D’Avanzo.
Educato nel seminario di Nola, si distinse per amore allo studio e per sincera pietà; insegnò nel seminario di Nola teologia e lingua ebraica per 18 anni. Resse la diocesi di Castellaneta per 10 anni. Trasferito nelle nostre diocesi, non poté prenderne possesso per le condizioni politiche che si erano venute a creare: spedizione dei Mille, caduta dei Borboni. Si ritirò allora in un convento di Sorrento; da qui condusse la sua battaglia contro la massoneria attraverso lettere, notificazioni e pastorali.
Scrisse anche al Re Vittorio Emanuele II e ai suoi ministri per denunciare le ingiuste ingerenze del potere civile nel governo spirituale della chiesa. Finalmente nel 1866 raggiunse la sua sede; dovette lottare a lungo per ottenere la riapertura dei suoi seminari, chiusi per non aver voluto accettare l’ispezione governativa.
Nel Concilio Vaticano I, fece parte della Commissione De Fide e fu sostenitore accanito della infallibilità pontificia; il papa lo ricompensò, nominandolo Cardinale (1876). Si stabilì a Roma e continuò a reggere le diocesi tramite i suoi coadiutori. Molto fece in diocesi: istituì la congregazione delle Figlie di Maria; l’opera dei Tabernacoli: incrementò il culto della Immacolata e del Sacro Cuore di Gesù; restaurò il convento di Santa Reparata e lo donò ai Redentoristi; restaurò e decorò la cattedrale di Teano.
Ma la fama del card. D’Avanzo rimane legata alla sua vasta e solida cultura che si manifesta nei volumi di Opuscoli teologico-biblici; al suo carattere battagliero, al suo amore per il Papa.
Morì nella natia Avella nel 1884, all’età di 73 anni.
Al Grande Cardinale successe il suo coadiutore: Alfonso Maria Giordano, venuto a Teano, perché il D’Avanzo aveva donato il convento di Santa Repara ai Redentoristi. Nel colera del 1884, mostrò grande eroismo, caricandosi sulle spalle un malato trovato per via e lo condusse all’ospedale. Al suo segretario disse durante la carestia: ‘Se non vi sono danari, vendete, vendete tutto, anche la croce pettorale e date, date ai bisognosi’.
Il Re Umberto I lo nominò Cavaliere della Corona.
Riaprì i seminari di Teano e di Visciano. A causa di alcuni scandali del clero, chiese di essere esonerato e l’ottenne. Morì nel 1908.
Gli successe Albino Pella che proveniva dalla diocesi di Biella: resse le diocesi fino al 1915: cercò di ravvivare la pietà, di intensificare la pratica dei doveri religiosi; fondò una scuola di catechismo per istruire i bambini; istituì una Cassa rurale cattolica per combattere l’usura; una Società Operaia cattolica per la formazione spirituale degli operai e per la difesa dei loro diritti economici.
Ebbe alcuni dispiaceri, per cui chiese il trasferimento.
– I Vescovi del periodo fascista
Nel 1916 (si era nel pieno della Grande Guerra) fece il suo ingresso in diocesi il siciliano Mons. Calogero Licata: temperamento esuberante, energico, intelligenza acuta, vasta cultura. Stroncò energicamente alcuni scandali troppo a lungo tollerati. Convinto che l’esistenza di due seminari fosse un danno, sia economico che educativo, sacrificò il seminario di Visciano che era costato tanti sacrifici al vescovo Giordano. Ebbe naturalmente forti opposizioni e dispiaceri, ma nel 1921 riuscì ad unire i due seminari in uno con sede a Teano. Dopo di che pensò di migliorare i locali. Nel 1924 morì proprio mentre si stava provvedendo ai lavori di ristrutturazione del seminario teanese: cadde da una impalcatura. Tra le cose più importanti da lui compiute, segnaliamo una Lettera pastorale sugli abusi introdotti nella celebrazione delle feste religiose; un’altra ne stava scrivendo sull’insegnamento del catechismo.
Dopo un intervallo di alcuni anni, nel 1926 era nominato vescovo Giuseppe Marcozzi: il suo operato si pone nella scia del predecessore: completò la ricostruzione del seminario che fu inaugurato nel 1927; per aiutare i seminaristi privi di mezzi, istituì l’Opera delle Vocazioni; comprò il palazzo Collesano aderente al seminario, per farne la casa del clero.
La sua memoria è legata a tre opere importanti: i Congressi eucaristici, (il primo fu tenuto a Pignataro nel 1929, poi se ne svolse un altro a Teano nel 1932, in seguito a Pietramelara, ecc.); il Sinodo diocesano tenuto nel 1935, pubblicato nel 1936, a distanza di un secolo da quello del Trama (1836) rimasto non pubblicato; una scuola di catechismo. Nei 14 anni del suo episcopato visitò tre volte la diocesi. Morì nel 1940.
Dal 1941 al 1944 fu Vescovo Giacinto Tamburini che poco potette fare perché quelli furono duri anni di guerra. E della guerra fu vittima il Tamburini: il 5 ottobre del 1943, il giorno precedente al bombardamento aereo di Teano (6 ottobre), i tedeschi lo prelevarono per condurlo al convento dei Lattani; il vescovo credette che lo portassero in qualche bosco per essere fucilato: il cuore, già sofferente, non resse al colpo e restò quasi sfinito; morì il 17 gennaio del 1944.
Seguirono Mons. Vincenzo Bonaventura Medori e Giacomo Palombella nel primo decennio del secondo dopoguerra: essi diedero inizio alla ricostruzione. Trasferito il Palombella a Matera, entrava nel 1954 in diocesi Mons. Matteo Guido Sperandeo.
– Matteo Guido Sperandeo
La storia della diocesi di Calvi e Teano si conclude con il trentennale episcopato di Mons. Matteo Guido Sperandeo (1954-1984).
La sua vasta e multiforme attività è documentata dal volume ‘Una testimonianza ecclesiale’, pubblicato nel 1984, al momento delle dimissioni del Vescovo per raggiunti limiti di età.
Nel 1954, la diocesi mostrava ancora aperte le ferite recate dalla guerra; bisognava ricostruire gli edifici di culto distrutti, ma anche gli animi dei fedeli sconvolti dalla guerra.
Nella sua prima lettera pastorale tracciava a grandi linee il suo programma: fedeltà alle direttive del Papa e della Gerarchia; devozione a Maria; tutela e sviluppo delle tradizioni culturali e religiose delle nostre Chiese; spirito di autentica collaborazione tra pastori e fedeli; impegno costante per la santificazione personale, soprattutto del clero; importanza primaria della evangelizzazione e della catechesi; attenzione agli ultimi, ai poveri, ai sofferenti. il suo motto episcopale era: “Mater mea, fiducia mea”. Il suo amore a Maria è testimoniato dall’intenso culto alla Madonna dei Lattani, patrona della diocesi e da altre iniziative quali la celebrazione del centenario delle apparizioni della Madonna di Lourdes (dicembre 1957); la consacrazione di tutti i sacerdoti al Cuore immacolato di Maria (maggio 1959); la ‘peregrinatio’ della Madonna di Fatima.
Promosse il culto dei fondatori delle due diocesi unite: Paride e Casto; circa le varie espressioni della pietà popolare, è spesso intervenuto per purificarle da ogni elemento paganeggiante avendo allo stesso tempo manifestato rispetto per le sane tradizioni popolari. Ha difeso la dottrina e la morale cattolica in occasione dei referendum sul divorzio e sull’aborto.
Ha partecipato al Concilio Vaticano II, di cui ha trasmesso nella diocesi le innovazioni in modo graduale. Ha avuto sempre cura e premura della preparazione e aggiornamento del clero da una parte e, dall’altra, ha invitato i parroci a catechizzare attentamente i fedeli, cosa che molto spesso ha fatto lui stesso in varie occasioni.
Nei riguardi del clero non volle mai far ricorso a bruschi interventi e a stroncature; sempre aperto il dialogo tra Vescovo e presbiterio: ogni sacerdote ha avuto sempre libero accesso nel cuore e nella casa di Mons. Sperandeo. Ottimi sono stati i rapporti del Vescovo con i Religiosi. Numerosissima la presenza delle religiose, presenti nelle case di riposo, negli asili, nelle case di cura, nel seminario. Nel campo del Laicato, la presenza più continua è stata quella della Azione cattolica, sempre sostenuta dal vescovo; quella dei Focolarini, Gruppi di preghiera, Gruppi missionari; AGESCI.
Oltre al Concilio, Mons. Sperandeo ha vissuto altri grandi eventi: il Giubileo straordinario del 1966, a chiusura del Concilio, quello ordinario del 1975 e quello della Redenzione nel 1983-1984.
Mons. Sperandeo ha operato attivamente nel suo tempo, guardando all’avvenire, ma camminando anche nel solco della tradizione. Ha ricostruito la cattedrale a Teano e le chiese danneggiate in tutta la diocesi, gli episcopi di Teano e di Pignataro. A questa opera di ricostruzione si accompagnò un accurato recupero di oggetti d’arte.
Nel dicembre 1984 faceva il suo ingresso in diocesi il nuovo vescovo Mons Felice Cece; ai primi dell’85 con la riforma delle diocesi, Calvi e Teano si fondevano nell’unica Diocesi di Teano-Calvi: si è iniziata così una nuova fase dopo la prima che ha visto le due nostre diocesi vivere autonomamente fino alla unione del 1818 e la seconda durata fino al 1984. La terza fase che s’è aperta sotto l’episcopato di Mons. Felice Cece naturalmente s’innesta nel solco della tradizione quasi bimillenaria delle diocesi.
Chiudiamo questo veloce exursus sulla storia delle diocesi di Calvi e di Teano, ricordando che, trasferito Mons. Cece nel 1989 all’Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia, a Teano-Calvi veniva eletto Mons. Francesco Tommasiello che ha guidato la diocesi per 16 anni.
Alla sua morte, avvenuta il 25 ottobre 2005, dopo la vacanza di alcuni mesi, il 13 maggio 2006, il Papa ha nominato Vescovo di Teano-Calvi, Mons. Arturo Aiello, del clero dell’arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia.
Il giorno 06.05.2017 il Vescovo Aiello è traferito alla sede diocesana di Avellino e nominato dal Santo Padre Amministratore Apostolico della Diocesi di Teano-Calvi fino al 14.09.2017 in cui, per grazia di Dio e della Sede Apostolica, è nominato Vescovo di Teano-Calvi S.E. Rev.ma Mons. Giacomo Cirulli, del clero di Cerignola-Ascoli Satriano.

Dal XVI al 1828

– Il Concilio di Trento
Fu inaugurato il 13 dicembre 1545, sospeso nel marzo 1547, dopo poco più di un anno, per il diffondersi a Trento di un morbo contagioso. In questa prima fase furono emanate, tra le altre, le seguenti disposizioni: a) obbligo di residenza per i vescovi e per i parroci; b) commento del Vangelo durante la celebrazione domenicale della Messa.
Il Concilio fu ripreso nel 1551-1552: in questa seconda fase furono emanate importanti disposizioni riguardanti i sacramenti e si insistette sulla necessità che la vita dei sacerdoti fosse esemplare.
Nella terza ed ultima fase (1562-1563) si discusse della erezione dei seminari, dei Sinodi e delle visite pastorali, dei benefici e del divieto di cumularli, dell’esame per conferire una parrocchia, ecc.
Per l’applicazione dei decreti del Concilio, nel decennio successivo alla sua chiusura, furono pubblicati: il Catechismo romano; la nuova professione di fede, l’indice dei libri proibiti. Inoltre, furono riveduti o corretti: il Breviario, il Messale, la Vulgata (la Bibbia tradotta in latino da San Girolamo alla fine del sec. IV).
Il 7 ottobre 1571 nella battaglia di Lepanto i Cristiani riportarono una grande vittoria sui Turchi, per la intercessione della Madonna, in onore della quale il papa (S. Pio V) istituì la festa del Rosario, fissata alla prima domenica di ottobre.
Papa Gregorio XIII (1572-1585) curò la erezione di collegi e seminari; sottopose a revisione il ‘Corpus Iuris Canonici’ e il Martirologio romano. Nel 1582 riformò il calendario, eliminando 10 giorni che s’erano accumulati dalla riforma di Giulio Cesare (stabilì dunque che dal 4 ottobre si passasse quell’anno al 15 ottobre).
Nel 1592, per disposizione del papa la pratica delle Quarantore (che aveva avuto origine verso il 1580 per iniziativa di Antonio Maria Zaccaria, fondatore dei Barnabiti o religiosi di S. Paolo) fu introdotta per turno in tutte le chiese di Roma.
Nel ‘500 assistiamo ad una fioritura di Santi, prima e dopo il Concilio: prima con Ignazio di Loiola e il suo compagno Francesco Saverio; Gaetano da Thiene e Angela Merici (che fonda nel 1535 l’ordine delle Orsoline); dopo, operarono a favore degli infermi e nel campo dell’istruzione: Francesco di Sales, Filippo Neri, Camillo de Lellis, Vincenzo de Paoli.
– I vescovi caleni e teanesi nel Cinquecento
E dopo questo quadro generale, necessariamente sommario, vediamo come le nostre Diocesi vissero quei decenni del concilio e come recepirono i suoi decreti. Nei circa venti anni del concilio di Trento, a Calvi troviamo quattro vescovi: Berengario Guzman che intervenne al Concilio nel 1547; Belisario Gambara che morì poco dopo aver preso possesso; Gaspare del Fosso che partecipò al concilio nel 1562, in qualità però di arcivescovo di Reggio; Giulio di Magnano che intervenne all’adunanza dell’11 agosto 1562. Sul vescovo Gaspare del Fosso è opportuno aggiungere che era nato a Fosso presso Cosenza, appartenne all’ordine dei Minimi di San Francesco di Paola; dotto e pio, divenne gran teologo e predicatore; fu anche generale del suo ordine. Amministratore esemplare, nel 1555 formò una platea di tutti i beni e le rendite della mensa vescovile e del Capitolo; morì a 92 anni, nel 1592.
Di Giulio da Magnano si ricorda la istituzione nella cattedrale di una Confraternita sotto il nome del Corpo di Cristo; morì e fu sepolto a Teano nella chiesa di S. Francesco.
Da Teano, partecipò al concilio tridentino e vi ebbe una parte importante, il vescovo domenicano Giovanni Nichesola, dotto teologo, che resse la diocesi per un decennio dal 1557 al 1566. È interessante notare che a Teano i decreti conciliari furono subito recepiti: almeno uno dei più importanti quello riguardante la erezione del seminario. Infatti fu proprio il successore del Nichesola, il card. Arcangelo Bianco, domenicano, darne l’avvio.
Di sicuro però si sa che nel 1576, (al tempo cioè del successore Giovan Paolo Marincola che resse la diocesi dal 1576 al 1588), il vescovo ordinò che tutti i beneficiati mandassero in curia il conto esatto delle rendite dei benefici da loro posseduti perché si potesse applicare la giusta porzione a favore del Seminario ‘nuper erecto’, che già aveva 12 alunni.
Il ‘nuper’ ha fatto pensare che il Seminario fosse stato già eretto dal Bianco. Ancora a proposito del seminario, il Marincola neI 1580 comprò una casa presso la chiesa di S. Salvatore (o Monte dei Morti), intestandola ad un maestro appunto del Seminario, assegnando ad esso anche la rendita della chiesa parrocchiale della stessa chiesa di San Salvatore.
Altre opere di questo dotto e operoso vescovo furono: il livellamento del cortile dell’episcopio (che doveva essere molto più basso), la costruzione del portale.
Ma la fine del suo episcopato fu tormentata: è incerto se il Marincola abbia liberamente rinunciato alla Diocesi o sia stato deposto dal Papa per gravi delitti.
Ma la vita del seminario fu breve, perché col successore Vincenzo Serafino, che poco o nulla si curò del bene spirituale della sua diocesi, nella quale non risiedeva (furono 27 anni di non governo fino al 1615), il seminario subito decadde.
La diocesi di Calvi non recepì subito il discorso conciliare sulla necessità di erigere un Seminario; forse per due motivi: la scarsità delle rendite della mensa vescovile e la vicinanza del seminario di Capua eretto fin dal 1568.
Ma, se il problema del seminario era rinviato, altri decreti del Tridentino venivano attuati.
Al tempo del vescovo Ascanio Marchesini (1575-1580) l’arcipretura di Pignataro da beneficio semplice si trasformava in parrocchia con cura d’anime; sicché il beneficiato che fino ad allora se n’era stato comodamente a casa propria a godersi delle rendite, ora dovette risiedere sul posto.
Dopo il breve episcopato di Scipione Bozzuto, ha inizio quello del grande Fabio Maranta che durò quasi 40 anni (1582-1619).
– Nel Seicento
Abbiamo visto come al grande fervore, suscitato dal Concilio nella diocesi di Teano, che aveva dato subito i primi buoni frutti con la erezione del seminano, fosse seguito tra la fine del ‘500 e gli inizi del ‘600 un periodo di profonda crisi e di stasi sotto l’episcopato del Serafino. Nella diocesi di Calvi, invece, si verifica una situazione inversa. Ad un periodo di tiepidezza sotto i vescovi Paolo de Bacio Terracina, Marchesini e Bozzuto, segue il lungo e glorioso episcopato di Mons. Maranta. Fabio Maranta si impone alla nostra attenzione per la sua forte personalità di grande organizzatore e amministratore. Dottore nel diritto civile ed ecclesiastico, appena entrato in diocesi nel maggio 1582, trovando la cattedrale servita da appena un solo canonico, ne scelse altri sette, oltre al primicerio.
Restaurò la cattedrale a proprie spese; fece costruire di nuovo la sacrestia e un magnifico campanile.
Subito indisse la santa visita, per conoscere le pecorelle affidate alle sue cure; santa visita che portò a termine nell’aprile del 1583 di cui ancora si conservano in archivio gli atti in bellissima grafia.
Nel 1588 formò una nuova Platea, dopo quella di Del Fosso (1555); in essa si riportano, dettagliatamente descritti, tutti i beni della mensa vescovile e del capitolo, di tutte le chiese e benefici della diocesi. Nello stesso anno, il 20 aprile celebrò il Sinodo.
Per la sua dottrina nella scienza legale, la sua opera fu richiesta da vari vescovi e arcivescovi della Campania: Cesare Costa, arcivescovo di Capua, gli affidò l’incarico di visitare spesso le chiese della sua diocesi. Intervenne alla consacrazione della chiesa del Gesù Grande; il 7 giugno 1608 pose la prima pietra della cappella del Tesoro di S. Gennaro a Napoli.
A Teano, il Serafino cessava di vivere nel 1615, lasciando di sé un ricordo non certo gradito: il parroco della cattedrale, nel registrarne la morte, esprimeva un giudizio molto severo sul suo conto. Gli successe un patrizio senese, Angelo de Ciaia, nipote e vicario del Bellarmino a Capua (1602-1605): nulla da segnalare nel suo breve episcopato (1615-1616).
Poi si avverte una ripresa col successore: lo spagnolo Michele Saragos (fino al 1623); significativo il fatto che egli impose al rettore della chiesa di San Salvatore l’obbligo di tenere la cura delle anime e di risiedere in parrocchia; poiché il rettore non ubbidì, lo depose e indisse il concorso.
Sotto il successore Ovidio Lupari (fino al 1626) sono da segnalare due episodi: una donazione di beni da parte del canonico Morrone per la riapertura del seminario e il ritrovamento delle reliquie di Santa Reparata durante lo scavo fatto nella cattedrale per il trasferimento dell’altare maggiore dal centro della chiesa sotto l’arco maggiore.
Fino al 1641 la diocesi fu governata dall’oriundo spagnolo Giovanni de Guevara che ebbe fama di letterato e mecenate; tra le sue opere: la costruzione del salone grande dell’episcopio e il portico della cattedrale. Al tempo del vescovo Muzio de Rosis (1642-53) Teano subì l’assalto del bandito Giuseppe Colessa, detto Papone: l’assalto fu respinto e Papone finì la sua triste esistenza a piazza Mercato a Napoli, dove gli fu tagliata la testa.
I Teanesi attribuirono la vittoria all’intercessione di San Paride, in onore del quale promisero di celebrare solennemente ogni anno il giorno anniversario.
Intanto a Calvi, dopo il Maranta, per pochi anni governò Gregorio de Bubalo; a questi seguì un altro lungo episcopato; quello di Gennaro Filomarino fino al 1650.
Gennaro era fratello dell’Arcivescovo di Napoli, il Card. Ascanio che tanta parte ebbe nelle vicende della rivoluzione di Masaniello (1647-48). Accadde allora che, in odio al Card. Fiomarino, per falsi sospetti nutriti contro di lui da Diomede Carafa, duca di Maddaloni, che voleva vendicare la morte del fratello Giuseppe, i soldati del duca danneggiarono seriamente la cattedrale e il palazzo vescovile, inoltre bruciarono interamente l’archivio. Si salvarono solo la Platea e la Santa Visita del Maranta perché si trovavano allora per caso nelle mani del cancelliere della Curia. In seguito a tali eventi, il Filomarino trasferì definitivamente l’abitazione dei vescovi in luogo più sicuro scegliendo a tale scopo Pignataro, ampliando una piccola abitazione ivi comprata col danaro delle pene della Curia vescovile.
Abbiamo detto definitivamente perché già dal 1628 circa il Vescovo considerava sua residenza abituale la casetta di Pignataro.
Il 1656 fu un anno fatidico per il Mezzogiorno d’italia: infatti il Regno di Napoli fu duramente colpito da una epidemia di peste, la più terribile, che ebbe conseguenze devastanti sulla popolazione che nel complesso risultò quasi dimezzata. Mons. Paolo Squillante, vescovo di Teano dal 1654 al 1660, dimostrò in quell’occasione grande carità, tanto che il De Monaco lo definisce il San Carlo di Teano. La parte inferiore della città si dovette murare perché, interamente spopolata, era diventata covo di ladri, e alcuni conventi, come quello di Monte Lucno, furono chiusi perché tutti i monaci vi erano deceduti.
Calvi era retta allora da Francesco Maria Falcucci; dalla sua relazione ad limina del 1659 veniamo a sapere che il vescovo si prodigò per aiutare le persone colpite dal terribile morbo, non solo quelle della diocesi ma anche tutte quelle che passavano per l’Appia e la Via Latina, predisponendo a tal fine un certo numero di sacerdoti. A conclusione della sua relazione il Falcucci faceva cenno anche al problema del seminario: ‘Seminarii erectionem nimia Dioecesis egestas exclusit; in unoquoque tamen Casalium ad juventutem in litteris instruendam, Praeceptorem sive grammaticae professorem elegi’. (La troppa povertà della Diocesi impedì l’erezione del seminario; tuttavia in ciascuno dei Casali scelsi un precettore o professore di grammatica per istruire nelle lettere la gioventù).
Nella seconda metà del ‘600, troviamo a Calvi, oltre al Falcucci, Vincenzo Carafa per circa un ventennio fino al 1679, e Vincenzo De Silva per altri venti anni, fino al 1702.
A Teano, oltre allo Squillante, troviamo Ottavio Boldoni e Nicola Giberti, entrambi per un ventennio ciascuno.
La nota dominante dell’episcopato del Carafa fu la sua predilezione per Camigliano, dove fondò il monastero di Santa Elisabetta. Con i Pignataresi ebbe qualche screzio perché i maestri della cappella del Rosario pretendevano dal vescovo la pigione di una piccola casa datagli in fitto; il Carafa perciò abbandonò la residenza di Pignataro, recandosi a dimorare per molti anni a Camigliano.
L’ultimo ventennio del ‘600 è dominato dalla grande personalità del De Silva: riparò i danni arrecati alla cattedrale, all’episcopio e all’archivio di Calvi durante la rivolta di Masaniello; comprò una casa a Pignataro per dare una decente abitazione a sé e alla curia.
Nel 1680 indisse il Sinodo diocesano, i cui atti furono pubblicati a Roma nello stesso anno; sempre nello stesso anno diede l’incarico a don Giuseppe Cerbone di Afragola, teologo ed esaminatore sinodale della diocesi calena, di scrivere la ‘Vita e passione delli gloriosi martiri Santo Casto, vescovo di Calvi, e San Cassio, vescovo di Sinuessa’.
Il suo pensiero fu rivolto anche alla fondazione del seminario: fin dal 1682 aveva imposto una tassa su tutti i beni ecclesiastici ‘pro substentatione duodecim alumnorum’, un ‘ius Magistri grammaticae, alterius Cantus, et Rectoris, cum uno tantum famulo, eorumque stipendiis annualibus’ (per il sostentamento di dodici alunni, di un maestro di grammatica, di un altro di canto, e del Rettore, con un inserviente soltanto, e per i loro annui stipendi).
Nella diocesi si sentiva la necessità del seminario perché ‘per l’ignoranza grande non si trovano soggetti, né per essere Parochi, né sacerdoti, né meno per chierici’.
Nonostante la buona volontà, il De Silva non riuscì a realizzare il suo disegno.
Passando a Teano, troviamo Ottavio Boldoni che si segnalò per aver scritto ben tre volumi di epigrafi per tutte le occasioni, anche le più futili. Donò la sua biblioteca al seminario (questa poi passò al convento di Sant’Antonio e fu bruciata dai Francesi nel 1799).
Molto attivo sul piano pastorale fu Mons. Giberti che, appena entrato in diocesi svolse una accurata e severa visita (1681), tenne anche due sinodi, i cui atti furono stampati e adottati da altri vescovi.
Il suo programma si articolava nei seguenti punti: sradicare i cattivi costumi; riformare il clero; accrescere il culto divino.
Fu di vita illibata, irreprensibile; modello per gli altri vescovi. Liberalissimo verso i poveri e i bisognosi. Istituì una congregazione per l’insegnamento del catechismo; riparò e ornò la cattedrale (rovinata da terremoti e fulmini); ampliò i locali del seminario e accrebbe il numero degli alunni.
Il ‘600 si chiudeva nelle nostre diocesi con un bilancio positivo: a Calvi ormai il discorso sul seminario era avviato a soluzione; a Teano Mons. Giberti s’imponeva all’attenzione di tutti per la sua azione riformatrice.
– Nel Settecento
I primi decenni del’ 700 non fecero registrare grandi progressi nelle nostre Diocesi: a Calvi dal 1702 al 1714 fu vescovo G.B. Caracciolo del Sole che, di salute malferma, accettò riluttante la cattedra; si assentava spesso dalla sua sede; pur tuttavia ebbe cura della cattedrale e delle chiese. Dal 1714 al 1718 la sede rimase vacante.
Nel 1719 fu nominato Giovanni Carafa che morì nello stesso anno, senza prendere possesso.
A Teano dalla fine del’ 600 al 1717 fu vescovo Mons. Domenico Pacifico, che ottenne di risiedere per sei mesi in Aversa, dove era nato e dove era stato vicario generale della diocesi per trent’anni.
Nel periodo di assenza dalla cattedra di Teano non percepì le rendite; queste venivano impiegate per i restauri della cattedrale: fu fatto il soffitto a cassettoni, con il quadro al centro; il nuovo organo e l’altare maggiore. Restaurò la chiesa di San Parillo (al bivio della attuale stazione ferroviaria) dove si celebrava la fiera la terza domenica di maggio (la chiesa fu distrutta nel 1943). Fu largo con i poveri che spesso visitava a domicilio. Ma la sua presenza dimezzata produsse un rilassamento della disciplina del clero e alcuni abusi.
A questi inconvenienti cercò di ovviare il successore Giuseppe Martino del Pozzo (1718-1723) che riprese il programma del Giberti.
Ampliò il seminario, costruì il Cappellone di San Paride, dove volle essere sepolto. Istituì il sodalizio della pietà per l’accompagnamento dei defunti e – cosa ammirevole – spesso vi partecipava, vestito di sacco.
A Calvi intanto, dopo un ventennio di stasi o di vacanza, nell’aprile 1721 fa il suo ingresso il nuovo vescovo Mons. Filippo Positano. Il suo episcopato durò poco più di dieci anni, cessando egli di vivere nel dicembre 1732, ma fu ricco di eventi importanti.
Le sue opere principali furono: la erezione del seminario; la fondazione di un convento; l’istituzione di un Monte Frumentario.
Col Positano giungevano finalmente a compimento i sogni e gli sforzi dei suoi predecessori, affinché anche Calvi avesse il suo seminario. Questo fu infatti il primo pensiero del Positano. Il seminario fu realizzato e fu benedetto dallo stesso papa Benedetto XIII che tornava da Benevento a Roma il 16 maggio 1727; nei giorni successivi il Papa fu accolto anche a Teano. Con la erezione del seminario veniva risolto il problema della preparazione culturale del clero.
C’era però bisogno soprattutto di una migliore vita interiore: a tale scopo il santo vescovo pensò di fondare sulla collina di Pignataro un convento che fosse richiamo per il clero e i fedeli alla vita dello spirito; dell’opera però il vescovo riuscì a vedere solo le fondamenta, perché fu sopraggiunto dalla morte; la memoria del Positano è legata ad un’altra opera: l’istituzione del Monte Frumentario, importantissima in quei tempi sul piano economico e sociale, specie per i contadini; con tale ‘monte’ il vescovo si propose di combattere lo strozzinaggio a cui erano sottoposti i poveri contadini che avessero bisogno di sementi per il grano. Dalla morte del Positano fino a poco oltre la metà del secolo si susseguirono altri tre vescovi: Gennaro Danza; Giuseppe Barone che pubblicò un Compendio della dottrina cristiana, volto alla istruzione sia del popolo, sia dello stesso clero; Agnello Fraggianni che trasferì la parrocchia di Pignataro dall’antica chiesa di S. Giorgio a quella cinquecentesca di Santa Maria della misericordia; qui aggiunse all’Arciprete undici coadiutori.
Passando ora a considerare i vescovi di Teano, ricordiamo il napoletano Domenico Antonio Cirillo, che governò la diocesi per un ventennio (1724-45); continuò l’opera del predecessore, completando il cappellone di San Paride, dove volle essere sepolto. Dopo il breve episcopato del monaco cassinese Angelo Longo di Nola, dal 1749 al 1755 fu vescovo Domenico Giordano, degno di ricordo in particolare per l’accurata visita che svolse in diocesi nel 1753. Per ogni chiesa e cappella raccolse notizie orali, ricercò documenti negli archivi e ne fece estrarre copia autentica; i documenti, autentici o in copia, li fece legare in un grosso volume, detto Appendice della Santa Visita (esso fu bruciato dai tedeschi nel 1943); di ogni chiesa tracciò la storia dalle origini fino ai suoi tempi. Collaboratore principale nella compilazione della santa visita fu il can. G. B. de Quattro. Nel 1755 il Giordano fu trasferito a Roma col titolo di Arcivescovo di Nicomedia e morì nel 1781.
Nella seconda metà del ‘700 la diocesi di Calvi è retta per circa 30 anni da Mons. G. M. Capece Zurlo: questi nel 1782 veniva nominato cardinale arcivescovo di Napoli. Si apriva un periodo di vacanza che durò dieci anni: nel 1792 veniva eletto Mons. Andrea de Lucia.
Intanto a Teano, dopo il trasferimento del Giordano, si succedono quattro vescovi fino alla fine del secolo: Aniello Broia, Giovan Giacomo Onorati, Filippo Aprile, Raffaele Pasca; tutti si presero cura della cattedrale. Dal 1798 al 1808 fu vescovo di Teano un camiglianese: Nicola Vecchi, uomo dotto che si prese cura del seminario e scrisse varie opere tra cui due catechismi. Dopo dieci anni di sede vacante, si giunse all’unione delle diocesi nel 1818.
A questo punto dobbiamo fare un passo indietro per soffermarci a delineare la figura e l’opera di Mons. Zurlo.
Quanto s’è detto per Mons. Broja di Teano deve ripetersi per Zurlo. Infatti, questi dedicò le sue cure maggiori proprio al Seminario, ampliandolo e facendovi fiorire le virtù, le scienze, la pietà. Egli stesso ne scrisse le regole e non mancò di visitarlo ogni settimana.
Fece costruire un altro seminario che potesse accogliere i seminaristi nel periodo estivo. Ci fu a tal proposito una lite tra Pignataresi e Caleni sulla scelta del sito in cui doveva sorgere il seminario estivo; la spuntarono i Caleni e il seminario fu costruito tra Visciano e Zuni. (Verso il 1809, a causa dei danni subiti per la guerra, il Seminario presso la Casilina, venne abbandonato.)
Come detto sopra, dopo un decennio di sede vacante, la cattedra calena è occupata da Andrea De Lucia, nativo di Mugnano del Cardinale (Nola), vicario generale del grande Gervasio, vescovo di Gallipoli, poi arcivescovo di Capua. Sua principale cura fu il seminario che nel 1799 subì gravi danni da parte dei Francesi, insieme con la cattedrale.
Al seminario il De Lucia legò i suoi beni con testamento del 1823 (circa 7000 ducati), oltre ad una ricca biblioteca. Lasciò il suo anello di brillanti al braccio di San Casto. Molto spese in soccorso dei poveri. Ricoprì vari incarichi: fece parte della commissione per le cause criminali degli ecclesiastici; fu Consigliere della Giunta per gli affari ecclesiastici; fu amministratore delle diocesi di Sessa e Carinola; fu membro della Consulta di Stato nel 1815. Ma l’evento più notevole accaduto durante il suo episcopato fu l’unione ‘aeque principaliter’ delle diocesi di Calvi e Teano, avvenuta nel 1818, in seguito al concordato tra la Santa Sede ed Regno di Napoli. L’unione avvenne con la bolla ‘De utiliore dominicae’ di Pio VII il 28 giugno del 1818.
Il 24 settembre Mons. De Lucia prende possesso della diocesi di Teano tramite il suo vicario Manieri. Verso la fine della sua vita, fu toccato da leggera apoplessia; gli venne meno anche la favella. Allora ebbe come coadiutore Mons. Pezzella, che gli successe nel 1828; l’anno successivo, il 28 febbraio, mons. De Lucia moriva a Napoli all’età di 87 anni.

Dal XI al XVI sec.

Le vicende delle nostre diocesi dopo il Mille diventano sempre meno incerte, ma pur sempre ancora frammentarie: le notizie relative ai nostri vescovi le apprendiamo per vie indirette.
I secoli XI-XII vedono nell’italia meridionale nuovi padroni: questi sono i Normanni; il loro dominio comincia nel 1027 e terminerà nel 1189, quando la normanna Costanza d’Altavilla sposerà Enrico VI. Dopo un breve periodo di scontro con la Chiesa di Roma, i Normanni si riconoscono vassalli del papa.
Con la venuta dei Normanni, cessa la dominazione dei Bizantini nell’Italia meridionale e degli Arabi in Sicilia. L’agricoltura riceve grande impulso; fioriscono le arti.
Sul piano amministrativo scompaiono i Gastaldati e le contee, cui si sostituiscono tanti piccoli feudi tenuti dalle varie famiglie.
Calvi e Teano, come Capua e in genere le città della Campania e dell’Italia meridionale passano dal dominio dei Longobardi a quello dei Normanni. Calvi seguirà le sorti di Capua.
Nel secolo XI sono ricordati alcuni vescovi sia a Calvi che a Teano: Arduino, vescovo di Teano, avrebbe partecipato al Concilio romano del 1059 (nel quale fu decretato che il Papa dovesse essere eletto dai soli Cardinali).
Nel 1060 troviamo vescovo di Calvi un Liutulfo che si sarebbe dimesso nel 1061, come si apprende da una lettera che San Pier Damiani, vescovo di Ostia, indirizzò al papa, per chiedergli di essere esonerato dalla carica e ritirarsi a vita eremitica.
Nel 1071 è vescovo di Teano Guglielmo, cittadino teanese, decano del Capitolo, intervenne alla consacrazione della nuova basilica che l’abate Desiderio aveva costruito a Montecassino, profondendovi tesori d’arte.
Abbiamo poi notizia di un Falconio, vescovo di Calvi nel 1091. A lui Riccardo II, principe di Capua, indirizzava il diploma con cui restituiva il feudo della Rocchetta, usurpato dal padre Giordano.
Nel XII sec. (1100-1200) per la diocesi di Calvi sono ricordati alcuni vescovi di origine capuana (Pietro e Tancredi), a Teano troviamo il Card. Pandulfo e il vescovo Pietro: due figure importanti, perché esse emergono dal buio del Medio evo
con contorni ben precisi: non sono semplici nomi senza volto, hanno bensì una loro personalità.
Pandulfo fu educato nel cenobio di Montecassino, dove era entrato in età giovanile. Si distinse per pietà e dottrina; ed ebbe fama di letterato e poeta. Egli incaricò un cittadino teanese di revisionare gli atti dei Santi di Teano. Forse sono da attribuire a lui gli Inni dell’ufficio di San Paride, S. Terenziano e S. Reparata. Partecipò attivamente a Concili e sinodi e successivamente fu trasferito alla diocesi di Ostia. Egli governò la diocesi di Teano per più di 20 anni dal 1113 al 1134.
Foto di mons. Arturo Aiclio, Il Vescovo Pietro governò anche lui la diocesi per oltre un ventennio: dal 1171
Vescovo di Temo-Calvi, al 1191. Nel 1174 consacrò la chiesa di Santa Maria de intus; alla cerimonia parteciparono vari vescovi tra i quali quello di Calvi, Tancredi. Nel 1179 consacrò il cenobio di Santa Maria della Ferrara presso Vairano (iniziato nel 1171 a spese della famiglia De Ferrariis). Nel 1191 fece da teste nell’Atto di concessione di un privilegio a Montecassino, concesso dall’imperatore Enrico VI, figlio del Barbarossa. A partire dal principio del ‘200 la serie dei vescovi a Calvi e a Teano diventa meno frammentaria, ma pur sempre incerta.
Per la prima metà di questo secolo, a Calvi conosciamo almeno quattro vescovi: il primo è Giovanni che nel 1222 esibiva al Castellano di Capua, messo di Federico II, il diploma di Riccardo II circa la restituzione della Rocchetta. Nel 1223 interviene in una faccenda di Capua: qui la parrocchia di San Leucio era stata tolta dal Capitolo capuano a Roberto teanese, dottore in teologia; il papa incarica il vescovo caleno per la restituzione.
Nel quarto decennio di questo secolo troviamo vescovo a Calvi Pietro, a Teano Roffredo: entrambi muoiono nel 1239.
Sul conto di Roffredo, sappiamo che governò la diocesi per un decennio, dal 1229 al 1239.
A causa del conflitto tra papa e imperatore, fu mandato in esilio, ma ritornò l’anno seguente (1230).
Nel 1233, Teano fu scelta come sede dell’incontro tra i vescovi della Provincia di Terra di Lavoro per procedere contro gli eretici.
Teano fu cara a Federico che la elevò a Curia e il Giustiziere della Provincia vi teneva i suoi parlamenti. All’incontro del 1233 partecipò anche il vescovo di Calvi, Pietro.
Infine nel 1239, per rappresaglia contro il papa, Federico II cacciò di nuovo Roffredo in esilio e questi si rifugiò a Roma dove morì.
Nella sede calena, a Pietro successe un monaco cistercense, Odoardo; la famiglia di questi partecipò alle lotte contro l’imperatore Federico II, in difesa del papa. Implicato in una congiura antimperiale, Odoardo fu esiliato dal Regno; un fratello e un nipote del vescovo furono giustiziati. Nel 1245, partecipò al concilio di Lione (in Francia) che emanò sentenze di deposizione contro Federico II, usurpatore dei beni ecclesiastici e dei diritti della Chiesa; regolò inoltre la procedura dei giudizi ecclesiastici. Nella seconda sessione di questo concilio, il nostro vescovo venne quasi alle prese col celebre Taddeo da Sessa, ministro e legato di Federico al Concilio: in tale occasione Odoardo si acquistò gran fama di oratore. Ritornando da Lione a Calvi, Odoardo fu fatto prigioniero dai suoi nemici e morì in carcere.
Ad Odoardo successe Palmerio capuano che governò la diocesi calena fino al 1252.
A Teano, dopo Roffredo dovette esservi un quindicennio di sede vacante, sempre a causa dei contrasti tra Federico e il Papa. Dal 1254 al 1274, vescovo di Teano è Ugone: durante il suo episcopato, il papa da Napoli si recò a Teano per curarsi di una malattia; e mentre il re Manfredi si recava a visitarlo, Borrello d’Agnone tese una insidia al re e restò ucciso.
Dalla metà del duecento, a Calvi si susseguono Isembardo, Gregorio, Pietro, Landulfo, Roberto, Errico. Sono soltanto dei nomi, alcuni di questi sono capuani; Gregorio era canonico della cattedrale di Calvi ed era stato eletto dal Capitolo e sa se l’elezione fu confermata dal papa.
Nel 1301, sotto l’episcopatO di Errico, papa Bonifacio VIII accordò al vescovo caleno di unire alla mensa vescovile di Calvi l’antico monastero di San Salvatore dell’ordine cassinese, sul monte Caprario, presso il villaggio di Croce. A tale unione si oppose legalmente Rogasia de Ragone, madre di Tommaso Marzano, signore della baronia di Formicola, di Croce e del suddetto monastero.
Intanto a Teano, dopo il governo ventennale di Ugone, nel 1274 la sede vescovile fu occupata da Guglielmo, decano della cattedrale della medesima città, che resse fino al 1295. In questo ventennio due sono le cose notevoli: a) nel 1274 Guglielmo accompagnò S.Tommaso d’Aquino al concilio di Lione (il secondo), che sancì la temporanea riunione delle chiese greca e latina; ma il Santo non vi giunse, colto dalla morte nel convento benedettino di Fossanova; b) Papa Celestino V nell’ottobre del 1294 tu ospite a Teano.
Siamo giunti così agli inizi del Trecento: il secolo della cattività avignonese che durò 70 anni dal 1309 al 1378, e del grande scisma di Occidente che ebbe inizio a partire dal ritorno dei papi a Roma e si concluse nel 1417.
Circa il primo decennio del Trecento gli storici della chiesa calena non sono d’accordo nello stabilire se la sede sia rimasta vacante o quali vescovi abbiano governato la diocesi.
Comunque sia, va ricordato che nel 1310 il vescovo di Calvi stipulò un accordo con Tommaso Marzano circa la definitiva unione del monastero di S. Salvatore alla mensa vescovile di Calvi: si concedeva al Marzano e ai suoi eredi la facoltà di nominare due sacerdoti secolari, quali cappellani di quella chiesa.
Dopo il 1310 la serie diventa più sicura e fitta di nomi: una decina di vescovi si susseguono durante la cattività avignonese: quattro appartengono all’ordine dei Minori; uno è carmelitano; un altro ancora appartiene all’ordine dei Canonici regolari o ospedalieri.
Interessante la vicenda di Giovanni de Concivis, uno dei quattro ‘minori’: il Capitolo di Isernia lo aveva eletto vescovo di questa città ed era stato consacrato dall’Arcivescovo di Capua. Ma la sua elezione non fu approvata dal Papa; il quale elesse ad Isernia Guglielmo; a Calvi appunto il De Concivis. Questi governò la diocesi calena per undici anni, cedendola nel 1342.
Anche a Teano, troviamo una gran numero di vescovi che si avvicendano a breve distanza l’uno dall’altro, ogni quattro o cinque anni, tranne Goffredo Galluccio che governa la diocesi per circa venti anni dal 1310 al 1338. L’elezione del Galluccio fu molto contrastata; il papa incaricò l’arcivescovo di Napoli e il vescovo dei Marsi di fare una inchiesta, ma fu trovato tutto regolare. Alla morte del Galluccio, all’interno del capitolo cattedrale, cui allora spettava l’elezione del vescovo, si creano due partiti: uno sosteneva la candidatura di Paolo Galluccio, decano del capitolo, l’altro che favoriva il canonico Pietro Murat; non riuscendo il capitolo a raggiungere un accordo, il papa nomina Pietro arcidiacono di Bitetto (Bari); questi governa per cinque anni.
Alla morte di Pietro si rinnovano le discordie tra i canonici del capitolo. Questo riesce ad eleggere Paolo Galluccio; ma il papa annulla la sua elezione e nomina Uomodio, un canonico della basilica Lateranense.
Si chiude intanto la cattività avignonese nel 1378, comincia lo scisma con l’elezione di due e anche tre papi contemporaneamente. In questo periodo di caos, sulla cattedra di S. Casto troviamo: Roberto Vaccaro di Sessa, un Giovanni Bartolomeo a cavallo dei due secoli e poi Stefano Coubert (italianizzato in Goberno), famoso giureconsulto, consigliere del Re Ladislao.
A Teano, nel ventennio a cavallo tra Trecento e Quattrocento, troviamo Nicola Diano, teanese.
Nel 1404 assistiamo ad uno scontro diretto tra le università di Calvi e di Teano: esse sono venute a lite per una questione di confini: dove finiscono i territori delle due comunità?
Per dirimere la lite il re Ladislao incarica tre vescovi: il Diano di Teano, il Coubert di Calvi e quello di Sessa. Con diploma del dicembre 1404 il re approva la decisione dei commissari; il decreto viene pubblicato a Torricella il 1° maggio 1405.
A Nicola Diano succede il nipote Gaspare fino al 1418: entrambi furono esperti di affari politici e passarono a Napoli.
Al Concilio di Costanza (1414-1418) partecipa Antonio Del Fede, vescovo di Calvi; gli succede il canonico capuano Antonio Galluccio e ancora un altro canonico capuano Angelo Mazziotta.
Teano è governata tra il 1418 e il 1443 dal napoletano Gio: Cristofaro Crispano pieno di cultura giuridica.
È degno di nota il fatto che il Mazziotta per riparare la cattedrale di Calvi che era in rovina, s’impegnò ad unire alla mensa vescovile la chiesa di San Vitaliano. Perciò da allora il Vescovo di Calvi ebbe anche il titolo di Abate di San Vitaliano, oltre a quello di Barone della Rocchetta (la chiesa di S. Vitaliano a Sparanise era stata fondata nel 988 da Roffredo, abate di S. Vincenzo al Volturno).
Nella seconda metà del 400 a Calvi, per circa 30 anni, la diocesi è retta dal vescovo Antonio De Clemente (1466-1495): circa il suo lungo episcopato c’è poco da dire: una lite con Desiato de Tommaso (Capuano?) per questioni di possesso di alcuni feudi; e che nel 1494 assistette alla incoronazione di Alfonso II nella cattedrale di Napoli.
A Teano, troviamo prima Nicola De Renzis, detto Fortiguerra, per circa quindici anni fino al 1474, poi Urso Ursinis fino al 1495.
Il De Renzis fu diplomatico fine e militare; da suo nipote Vincenzo ebbero origine i baroni di Montanaro e di Capua.
L’altro, Ursinis, poco si curò della diocesi, standosene a Roma a godersi il beneficio.
Nella prima metà del ‘500 si avvertono però i primi segni di una esigenza di rinnovamento e di riforma all’interno della Chiesa; la stessa protesta di Lutero non era diretta a creare una nuova chiesa, ma a riformare l’antica; ma poi l’irrigidimento delle parti e le interferenze politiche portarono alla frattura; finché nel 1545 si aprì il concilio di Trento.
Le vicende delle nostre diocesi agli inizi del ‘500 sono indicative di un sistema che s’era affermato a livello centrale.
Dal 1505 al 1512 Calvi è in potere di Matteo da Magnano de Ursinis; alla morte di questi il vescovado passa al fratello di lui Gabriele; quando nel 1519 Gabriele rinuncia alla cattedra di Calvi, lo fa con riserva di riprenderla; si aggiunga che vicario di questi due vescovi fu un loro terzo fratello!
A Teano, la cattedra è occupata dal 1495 da Francesco Borgia che continua a tenerla in commenda fino al 1508, quando la cede ad un suo affine, dello stesso nome e cognome; quando il secondo Borgia morì, la diocesi tornò di nuovo nelle mani del primo Borgia che continuò a tenerla in commenda fino al 1531. Dunque dei vescovadi si faceva gran mercato: potenti famiglie romane (gli Orsini) e spagnole (i Borgia) se li contendevano, li compravano e vendevano come fossero proprietà private! È l’epoca dei vescovi commendatari.
L’episcopato di Sertorio a Teano dal 1535 rappresenta una inversione di tendenza: il vescovo risiede a Teano e si prende cura della cattedrale. A Calvi dal 1520 troviamo il capuano Giovannantonio Del Gallo che compie una visita generale della diocesi: ora il vescovo vuol conoscere i suoi sacerdoti e i fedeli; osserva le condizioni materiali degli edifici sacri e quelle morali del clero. Le condizioni generali della diocesi non dovevano essere floride, se il vescovo nel 1529 fu costretto a vendere il feudo della Rocchetta, per soddisfare le decime.
Questo vescovo si prese cura anche del culto del Santo Patrono; fece fare un braccio d’argento per custodire la sua reliquia; utilizzò a tale scopo il lascito di un cittadino caleno, Giovan Giacomo Pellecchia; i ducati lasciati da quest’ultimo non furono sufficienti, si dovettero utilizzare anche i ducati ricavati dalla vendita dei paramenti della cappella della medesima famiglia.
Il vescovo Del Gallo resse la diocesi per oltre vent’anni fino al 1543.

Dal I al X sec.

– Secoli I, II, II
Calvi al tempo di Cicerone era un municipium e questa sua migliore condizione rispetto a quando era stata colonia la mantenne anche nel I sec. d.C. Una città dunque importante, vi avrebbero nominato un episcopus: Casto.
Comincia così la storia di Calvi cristiana: ma il suo inizio è molto oscuro. Che cosa fu Calvi dopo la morte di Casto? Non si sa nulla. Se qualche comunità di cristiani s’era formata a Calvi, essa dovette vivere nell’ombra, per timore delle persecuzioni.
Intanto l’antica Cales comincia a decadere nel II e III secolo.
– Secolo IV
All’inizio del IV secolo, compare il nome di un vescovo caleno, il primo che si conosca dopo San Casto: si tratta di Calepodio che nel 307 edificò un altare in onore di San Casto. Significativa la data del suo episcopato: 307. Ormai si è conclusa la grande e feroce persecuzione di Diocleziano; i vescovi forse cominciano ad uscire allo scoperto. Nel 313 ci sarebbe stato l’editto di Costantino, che concedeva libertà di culto a tutti i cittadini dell’Impero.
In questo periodo si colloca la fondazione della Chiesa di Teano. Ma nel 350, ad opera di Costanzo, si ebbe una nuova persecuzione e i vescovi cattolici furono condannati all’esilio.
Di tale nuova situazione forse risente anche San Paride che venne appunto processato e condannato ad bestias, ma miracolosamente liberato.
All’incirca in questo periodo troviamo un Greciano a Calvi e Sant’Amasio a Teano. L’episcopato di quest’ultimo fu breve; gli successe Sant’Urbano cittadino teanese, che governò la diocesi fino alla fine del IV sec. Siamo al tempo del Concilio di Capua (Capua antica, cioè l’odierna Santa Maria C.V.), svoltosi nel 391, al quale intervenne, quale legato pontificio, Sant’Ambrogio (morto nel 397).
Nello stesso anno del concilio di Capua, Teodosio vietava il culto pagano.
– Secolo V
Il V secolo (400-500) registra due importanti concili ecumenici: quello di Efeso (431) che proclama Maria Vergine e Madre; condanna Nestorio che separava le due nature di Cristo quello di Calcedonia (451) che condanna l’eresia monofisita.
Agli inizi del V sec. troviamo sulla cattedra di San Casto un Liberio che muore il 30 gennaio del 405 e un Ruffo che muore il 4 dic. del 414. Per la cattedra di San Paride in questo periodo non risulta indicato alcun vescovo.
Nella seconda metà del secolo si verifica un avvenimento importante per la storia del mondo occidentale: nel 476, dopo oltre un millennio, crolla l’Impero romano d’occidente: questo determina un ulteriore accrescimento del potere temporale del romano pontefice, potere che aveva avuto inizio fin dal 330, quando Costantino aveva trasferito la capitale dell’impero da Roma a Bisanzio.
Intorno al 490 (488-492) è in un epigrafe testimoniata la presenza a Calvi del vescovo Giusto. Alla fine del secolo, nel 499, si celebra un sinodo romano sotto il Papa Simmaco: questo sinodo fu sottoscritto da Valerio, vescovo di Calvi e forse da Quinto, vescovo di Teano.
– Secolo VI
È da segnalare nella prima metà di questo secolo la fondazione dell’abbazia di Montecassino da parte di San Benedetto, che tanta importanza avrebbe avuto poi nella storia della Chiesa in generale e in quella di Teano in particolare, come si vedrà in appresso.
Verso la metà di questo secolo troviamo vescovo a Teano un Domnino, eletto dal clero e dal popolo; a lui nel 555 papa Pelagio I ordina di recarsi a Roma per ricevere la consacrazione.
L’anno seguente, 556, moriva a Calvi il Vescovo Claudio, proveniente da Roma: un mistico, un contemplativo, che visse nella solitudine del monte Massico; per la fama della sua vita santa, era stato eletto vescovo contro la sua stessa volontà.
È opportuno sottolineare a questo punto che Claudio di Calvi e Domnino di Teano testimoniano in modo concreto l’uso che vigeva in quel tempo circa l’elezione del Vescovo che avveniva ad opera del clero e del popolo; il vescovo poi si recava a Roma per essere consacrato dal papa.
A partire dal 568 intanto, con Alboino, comincia il dominio dei Longobardi In Italia.
La cattedrale di Calvi (San Casto vecchio) fu depredata; il vescovo di quel tempo era un certo Leone capuano, che si adoperò per ripararla.
A metà del VI sec. sì verifica un profondo mutamento nel campo politico-amministrativo: viene abolita l’antica divisione territoriale; al governo delle principali città vien posto un Duca.
Quasi tutte le città della Campania vengono a far parte del Ducato di Benevento; di questo Ducato fa parte la Terra di Lavoro, che si estende da Aquino a Nola. In questo contesto, Teano è un gastaldato: ad esso sono sottoposte numerose terre e città; tra i 15 gastaldati istituiti nella vastissima zona del versante tirrenico degli Appennini, quello di Tianus era tanto ampio da occupare il vasto territorio che si estende dal Volturno fino a Cassino.
La fuga dalle campagne e dalle città, a causa delle invasioni, aveva fatto cessare ogni attività agricola e commerciale nelle zone costiere, esposte anche agli attacchi dal mare; esse divennero inoltre preda degli impaludamenti; le vie Appia e Domiziana scomparvero negli acquitrini, le città vescovili del litorale furono soppresse. La sola Via Latina continuò a portare un po’ di ossigeno alla economia campana.
Teano dunque era un importante gastaldato, e Calvi? Probabilmente dipendeva da Teano o forse da Capua.
– Secoli VII-VIII
Nulla possiamo dire sul VII sec., di cui siamo completamente all’oscuro.
Poco è possibile dire anche di Calvi e Teano per quanto riguarda il secolo successivo, l’VIII (700-800), quello della lotta alle immagini sacre e della difesa di queste sostenuta nel Secondo concilio ecumenico di Nicea del 787; il secolo dell’inizio ufficiale del potere temporale dei papi ad opera della donazione di Pipino (754-756).
Per questo secolo si ha notizia di un vescovo a Teano nel 728, del quale però non si conosce neanche il nome: nella vita di San Villibaldo si riferisce che questo Santo fu ospite appunto in quell’anno del vescovo di Teano.
Quanto alla diocesi di Calvi sono citati tre vescovi nella seconda metà del secolo: un Rodulfo che partecipò al concilio romano del 761; un Silvio che restituì la pace ai Caleni, riconciliandoli col Papa il quale li sciolse dalla scomunica inflitta per aver essi prestato obbedienza all’antipapa; questo vescovo avrebbe governato per circa 30 anni, morendo nel 797.
Intanto nel 774 terminava il dominio dei Longobardi ad opera di Carlo Magno; il Ducato di Benevento si trasformava in Principato.
Nel 787 Carlo Magno impone ad Arechis di Benevento un trattato di cessione alla chiesa romana di alcune città ‘in partibus beneventanis’: le città donate furono Sora, Arce, Aquino, Arpino, Teano e Capua.
– Secolo IX
Alla morte di Silvio, troviamo vescovo di Calvi un Niceta, che avrebbe governato la diocesi fino all’814.
Nel gennaio di quest’anno muore Carlo Magno. Nell’820 i Saraceni d’Africa attaccano la Sicilia, facendo schiavi molti abitanti. Dalla Sicilia forse passarono nell’Italia meridionale intervenendo nelle contese tra Salerno e Taranto. Poi si diedero a saccheggiare le città della Campania. In questo periodo si collocano alcuni vescovi caleni: Passivo nel decennio 816-827 (caleno di nascita, morto a Sessa); gli succede Ferdinando nel decennio successivo fra l’829 e l’837. I saraceni intanto, avevano saccheggiato Calvi; allora il vescovo Ferdinando chiede il permesso al Papa di non risiedere in città; si ritira pertanto a Capua dove muore.
Il successore Valentino, non raggiunge la sede assegnatagli.
All’inizio del IX sec. si colloca anche la costruzione della cattedrale detta di San Terenziano, ad opera del vescovo Mauro.
Continuano intanto negli anni successivi le scorrerie dei Saraceni che nell’846 saccheggiano San Paolo fuori le mura a Roma.
La Contea di Capua, inclusa solo nominalmente nel Principato di Salerno, cerca di rendersi autonoma; essa è formata dai gastaldati di Capua, Teano e Sora.
Nell’843 i quattro figli di Landolfo si dividono la contea, tre ricevono i detti gastaldati e il quarto diventa Vescovo di Capua.
Intanto dopo la distruzione di Capua ad opera dei Saraceni, i capuani si sono ritirati a Triflisco dove hanno fondato Sicopoli; nell’856, incendiata Sicopoli, i Conti ricostruiscono Capua in pianura.
Nell’862 intanto, nuove scorrerie dei Sacaceni con estorsioni al monastero di San Vincenzo al Volturno, saccheggi nei territori di Capua e Teano ed altre estorsioni a Montecassino.
Nella seconda metà di questo secolo, l’episcopato teanese e caratterizzato da vescovi ‘benedettini’: uno di nome Lupo o Lupoaldo; un secondo di nome Ilario; Leone e l’abate Angelario; tra i primi due e gli altri due troviamo il vescovo Stefano 866-879.
Nell’879 muore Landulfo, vescovo-conte di Capua; la contea viene divisa fra i nipoti: Pandonulfo (figlio di Pandione) ottiene Teano e Casamirta; Landone junior (figlio di Landone senior) Suessa e Berelai; Landone (figlio di Landenulfo).
Vescovo di Capua è eletto Landulfo figlio di Landone junior, ma non viene consacrato. Altri parenti aspirano al vescovado; il patto vien rotto dopo circa due mesi. Intanto Atenulfo fratello di Landone intraprende la cosfruzione di un castello a Calvi.
Gli si oppone Pandonulfo; naturalmente il fratello Landone va in soccorso di Atenulfo. La costruzione è portata a termine. Pandonulfo toglie con la forza Suessa a Landone junior e Caiazzo all’alfro Landone. Pandenulfo muore nel novembre 882. In questo periodo a Teano siede sulla cattedra di S. Paride il monaco cassinese Leone (879-888), che interviene nelle vicende della chiesa capuana dove era stato eletto regolarmente il vescovo Landulfo; ma i capuani istigati da Pandolfo, espellono Pandulfo e ne eleggono un altro, Landonulfo (parente di Pandulfo) che era coniugato e ancora neofita.
Il papa Giovanni VIII, ingannato, è invitato a consacrare vescovo Landonulfo. Ma perché non fosse commessa una iniquità, furono inviati a Roma l’abate Bertario e Leone, vescovo di Teano; purtroppo prevalse l’iniquità; gravi furono le conseguenze per cui il papa fu costretto a recarsi a Capua per ben due volte. In relazione a questa vicenda il papa inviò a Leone due lettere.
Durante l’episcopato di Leone, nell’882 Montecassino fu distrutta dai saraceni, l’abate Angelario e i monaci scampati si rifugiarono a Teano. Dopo la morte di Leone, 888, fu eletto vescovo di Teano l’abate Angelario, ma il suo episcopato fu breve, forse durò solo un anno (889). Qualche anno dopo il monastero di San Benedetto in Teano dove si erano raccolti i benedettini scampati, andò a fuoco e la Regola autografa di s. Benedetto fu distrutta. I monaci dovettero allora adattarsi nell’episcopio e successivamente passarono a Capua.
Sul finire del IX secolo, il papa Stefano VI, del partito antitedesco, aveva convocato nell’896 un concilio contro Formoso, che aveva incoronato imperatore Arnolfo di Germania; pare che a questo concilio fosse stato costretto a partecipare anche il vescovo di Calvi, Giovanni.
Due anni dopo, nell’898, il nuovo papa, Giovanni IX, filotedesco, convocò un altro concilio contro Stefano VI, durante questo secondo concilio, il Vescovo di Calvi, interrogato, si giustificò per la forzata partecipazione al concilio precedente.
– Secolo X
Nel 906 i Saraceni fanno scorrerie a Teano, Caleno, fino a Capua. Finalmente nel 915 i Saraceni dopo tre mesi di assedio da parte dell’armata cristiana voluta dal papa, sono completamente distrutti.
Del 936 è il placito di Teano in cui dinanzi al giudice di Teano viene trattata una controversia per alcune terre in Tora di Vairano. Verso la metà del secolo assistiamo ad un avvenimento importante nella chiesa di Capua: nel 966 Capua diventa metropolitana; in quell’anno il papa Giovanni XIII viene a Capua; nella stessa occasione viene consacrato vescovo di Calvi, Andrea.
Questi chiede a Landone duca di Gaeta, la restituzione del corpo di San Casto che appunto a Gaeta era stato trasportato, ma ne ottiene solo un braccio, che vien riposto nella cattedrale calena. Quanto a Teano per caso si viene a sapere che nel 963 era vescovo un certo Galdo o Gildo, citato in un atto notarile; ancora uno strumento notarile ci fornisce il nome di un altro vescovo di Teano: Landone, a proposito della fondazione di Santa Maria de foris nel 987.

Storia

(*Un sentito ringraziamento è rivolto al Professore Antonio Martone da Pignataro Maggiore. Da un suo studio sono state attinte buona parte delle notizie storiche riguardanti la chiesa dì Teano-Calvi).La Diocesi di Teano-Calvi, sita nella Regione Campania, a Nord della Provincia di Caserta (tutto il territorio è nella Provincia di Caserta), confina a Nord-Ovest con la Diocesi di Sessa Aurunca, a Nord- Est con la Diocesi di Montecassino e Isernia-Venafro; a Est con la Diocesi di Alife-Caiazzo; a Sud con la Diocesi di Caserta e l’Arcidiocesi di Capua.
Ha un’estensione di circa 663 Kmq e comprende 22 Comuni e 50 frazioni; la configurazione territoriale è collinare; ci sono due centri montuosi: Monte Santa Croce-Roccamonfina a m. 1020 e Monte Maggiore a m. 1037 s.l.m.; ad Est è sotto influsso diretto del Monte Matese; a Ovest dista poco dal mar Tirreno. La popolazione è di circa 85.000 abitanti.
Non si può parlare ‘ex abrupto’ di una storia della diocesi di Teano-Calvi; dobbiamo bensì parlare prima di storia delle diocesi unite di Calvi e Teano; anzi ancora prima, di storia della diocesi di Teano e storia della diocesi di Calvi.
La storia della diocesi di Teano-Calvi ha avuto inizio solo di recente, precisamente dal riordinamento delle diocesi italiane avvenuto il 30 settembre 1986.
Ciò significa che Calvi e Teano per molti secoli ebbero vita autonoma e furono indipendenti l’una dall’altra. Così fu fino al 1818 quando, in seguito al concordato fra la Santa Sede e il Regno di Napoli, le due diocesi furono unite ‘aeque principaliter’ sotto il governo di un solo Vescovo.
Bisogna considerare le due Chiese, prima autonome, poi unite, facendo riferimento ad alcune date fondamentali. Un anno importante per le diocesi è certamente il 1818, l’anno in cui Calvi e Teano furono unite. Altra tappa anch’essa decisiva è quella rappresentata dal Concilio di Trento (1544-1563).
Con riferimento a queste date, è possibile ripartire la storia della diocesi in cinque periodi:
1) ORIGINI DELLE DIOCESI DI TEANO, DI CALVI E VITA DEI SANTI PARIDE E CASTO2) LE DUE DIOCESI DALLE ORIGINI AL MILLE3) DAL MILLE AL CONCILIO DI TRENTO  4) DAL CONCILIO DI TRENTO ALL’UNIONE DELLE DUE DIOCESI (1818)5) DALLE DIOCESI UNITE DI CALVI E TEANO (1818) ALLA DIOCESI DI TEANO-CALVI (1986)don Luigi Gennaro De Rosa

Comuni

Caianello – Tel. 0823-922432 – Fax 0823-922723
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Conca della Campania – Tel. e fax 0823-923094
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Galluccio – Tel. e fax 0823-925025
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Marzano Appio – Tel. 0823-929211 – Fax 0823-929220
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