Diocesi di Teano - Calvi
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Diocesi di Teano - Calvi

DAL CONCILIO DI TRENTO ALL'UNIONE DELLE DUE DIOCESI (1818)

- Nel Settecento

I primi decenni del’ 700 non fecero registrare grandi progressi nelle nostre Diocesi: a Calvi dal 1702 al 1714 fu vescovo G.B. Caracciolo del Sole che, di salute malferma, accettò riluttante la cattedra; si assentava spesso dalla sua sede; pur tuttavia ebbe cura della cattedrale e delle chiese. Dal 1714 al 1718 la sede rimase vacante.
Nel 1719 fu nominato Giovanni Carafa che morì nello stesso anno, senza prendere possesso.
A Teano dalla fine del’ 600 al 1717 fu vescovo Mons. Domenico Pacifico, che ottenne di risiedere per sei mesi in Aversa, dove era nato e dove era stato vicario generale della diocesi per trent’anni.
Nel periodo di assenza dalla cattedra di Teano non percepì le rendite; queste venivano impiegate per i restauri della cattedrale: fu fatto il soffitto a cassettoni, con il quadro al centro; il nuovo organo e l’altare maggiore. Restaurò la chiesa di San Parillo (al bivio della attuale stazione ferroviaria) dove si celebrava la fiera la terza domenica di maggio (la chiesa fu distrutta nel 1943). Fu largo con i poveri che spesso visitava a domicilio. Ma la sua presenza dimezzata produsse un rilassamento della disciplina del clero e alcuni abusi.
A questi inconvenienti cercò di ovviare il successore Giuseppe Martino del Pozzo (1718-1723) che riprese il programma del Giberti.
Ampliò il seminario, costruì il Cappellone di San Paride, dove volle essere sepolto. Istituì il sodalizio della pietà per l'accompagnamento dei defunti e — cosa ammirevole - spesso vi partecipava, vestito di sacco.
A Calvi intanto, dopo un ventennio di stasi o di vacanza, nell’aprile 1721 fa il suo ingresso il nuovo vescovo Mons. Filippo Positano. Il suo episcopato durò poco più di dieci anni, cessando egli di vivere nel dicembre 1732, ma fu ricco di eventi importanti.
Le sue opere principali furono: la erezione del seminario; la fondazione di un convento; l’istituzione di un Monte Frumentario.
Col Positano giungevano finalmente a compimento i sogni e gli sforzi dei suoi predecessori, affinché anche Calvi avesse il suo seminario. Questo fu infatti il primo pensiero del Positano. Il seminario fu realizzato e fu benedetto dallo stesso papa Benedetto XIII che tornava da Benevento a Roma il 16 maggio 1727; nei giorni successivi il Papa fu accolto anche a Teano. Con la erezione del seminario veniva risolto il problema della preparazione culturale del clero.
C’era però bisogno soprattutto di una migliore vita interiore: a tale scopo il santo vescovo pensò di fondare sulla collina di Pignataro un convento che fosse richiamo per il clero e i fedeli alla vita dello spirito; dell’opera però il vescovo riuscì a vedere solo le fondamenta, perché fu sopraggiunto dalla morte; la memoria del Positano è legata ad un'altra opera: l’istituzione del Monte Frumentario, importantissima in quei tempi sul piano economico e sociale, specie per i contadini; con tale “monte” il vescovo si propose di combattere lo strozzinaggio a cui erano sottoposti i poveri contadini che avessero bisogno di sementi per il grano. Dalla morte del Positano fino a poco oltre la metà del secolo si susseguirono altri tre vescovi: Gennaro Danza; Giuseppe Barone che pubblicò un Compendio della dottrina cristiana, volto alla istruzione sia del popolo, sia dello stesso clero; Agnello Fraggianni che trasferì la parrocchia di Pignataro dall’antica chiesa di S. Giorgio a quella cinquecentesca di Santa Maria della misericordia; qui aggiunse all'Arciprete undici coadiutori.
Passando ora a considerare i vescovi di Teano, ricordiamo il napoletano Domenico Antonio Cirillo, che governò la diocesi per un ventennio (1724-45); continuò l'opera del predecessore, completando il cappellone di San Paride, dove volle essere sepolto. Dopo il breve episcopato del monaco cassinese Angelo Longo di Nola, dal 1749 al 1755 fu vescovo Domenico Giordano, degno di ricordo in particolare per l'accurata visita che svolse in diocesi nel 1753. Per ogni chiesa e cappella raccolse notizie orali, ricercò documenti negli archivi e ne fece estrarre copia autentica; i documenti, autentici o in copia, li fece legare in un grosso volume, detto Appendice della Santa Visita (esso fu bruciato dai tedeschi nel 1943); di ogni chiesa tracciò la storia dalle origini fino ai suoi tempi. Collaboratore principale nella compilazione della santa visita fu il can. G. B. de Quattro. Nel 1755 il Giordano fu trasferito a Roma col titolo di Arcivescovo di Nicomedia e morì nel 1781.
Nella seconda metà del ‘700 la diocesi di Calvi è retta per circa 30 anni da Mons. G. M. Capece Zurlo: questi nel 1782 veniva nominato cardinale arcivescovo di Napoli. Si apriva un periodo di vacanza che durò dieci anni: nel 1792 veniva eletto Mons. Andrea de Lucia.
Intanto a Teano, dopo il trasferimento del Giordano, si succedono quattro vescovi fino alla fine del secolo: Aniello Broia, Giovan Giacomo Onorati, Filippo Aprile, Raffaele Pasca; tutti si presero cura della cattedrale. Dal 1798 al 1808 fu vescovo di Teano un camiglianese: Nicola Vecchi, uomo dotto che si prese cura del seminario e scrisse varie opere tra cui due catechismi. Dopo dieci anni di sede vacante, si giunse all’unione delle diocesi nel 1818.
A questo punto dobbiamo fare un passo indietro per soffermarci a delineare la figura e l’opera di Mons. Zurlo.
Quanto s’è detto per Mons. Broja di Teano deve ripetersi per Zurlo. Infatti, questi dedicò le sue cure maggiori proprio al Seminario, ampliandolo e facendovi fiorire le virtù, le scienze, la pietà. Egli stesso ne scrisse le regole e non mancò di visitarlo ogni settimana.
Fece costruire un altro seminario che potesse accogliere i seminaristi nel periodo estivo. Ci fu a tal proposito una lite tra Pignataresi e Caleni sulla scelta del sito in cui doveva sorgere il seminario estivo; la spuntarono i Caleni e il seminario fu costruito tra Visciano e Zuni. (Verso il 1809, a causa dei danni subiti per la guerra, il Seminario presso la Casilina, venne abbandonato.)
Come detto sopra, dopo un decennio di sede vacante, la cattedra calena è occupata da Andrea De Lucia, nativo di Mugnano del Cardinale (Nola), vicario generale del grande Gervasio, vescovo di Gallipoli, poi arcivescovo di Capua. Sua principale cura fu il seminario che nel 1799 subì gravi danni da parte dei Francesi, insieme con la cattedrale.
Al seminario il De Lucia legò i suoi beni con testamento del 1823 (circa 7000 ducati), oltre ad una ricca biblioteca. Lasciò il suo anello di brillanti al braccio di San Casto. Molto spese in soccorso dei poveri. Ricoprì vari incarichi: fece parte della commissione per le cause criminali degli ecclesiastici; fu Consigliere della Giunta per gli affari ecclesiastici; fu amministratore delle diocesi di Sessa e Carinola; fu membro della Consulta di Stato nel 1815. Ma l’evento più notevole accaduto durante il suo episcopato fu l’unione “aeque principaliter” delle diocesi di Calvi e Teano, avvenuta nel 1818, in seguito al concordato tra la Santa Sede ed Regno di Napoli. L’unione avvenne con la bolla “De utiliore dominicae” di Pio VII il 28 giugno del 1818.
Il 24 settembre Mons. De Lucia prende possesso della diocesi di Teano tramite il suo vicario Manieri. Verso la fine della sua vita, fu toccato da leggera apoplessia; gli venne meno anche la favella. Allora ebbe come coadiutore Mons. Pezzella, che gli successe nel 1828; l’anno successivo, il 28 febbraio, mons. De Lucia moriva a Napoli all’età di 87 anni.