Diocesi di Teano - Calvi
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LE CATTEDRALI DELL'UNA E DELLA'ALTRA DIOCESI
La cattedrale di Calvi
La cattedrale di Calvi dovette subire le vicende politiche della città, troppo spesso insanguinata da lotte feroci e sconvolta da violenti terremoti.
Perciò a vasti restauri dovette procedere intorno al 1452 Angelo Mazziotta, il vescovo caleno di quel tempo.
Altri notevoli restauri dovette eseguire alla fine deI ‘500 il vescovo Maranta che, appena arrivato, ne faceva una descrizione penosa: sconnessa la porta e il pavimento, le tombe senza coperchi, le finestre senza vetri, il tetto rotto, la cripta piena di ossa ammucchiate alla rinfusa, gli altari delle cappelle indecenti, la sacrestia umida con pavimento e tetto sconnessi, muschio sui muri; non c’era archivio, non paramenti, non lavabo; la reliquia di San Casto conservata in uno stipo indecente; l’ufficio non vi si recitava; era servita da appena due canonici; la cura delle anime trascurata; i matrimoni erano annotati su fogli volanti; il cimitero davanti alla cattedrale non aveva porta e vi entravano animali.
Il vescovo fa i necessari lavori di restauro e porta i canonici da 2 a 9.
Fa costruire il campanile, che rimane interrotto perché la zona, isolata, è infestata dai banditi.
Durante la sollevazione di Masaniello (1647) le masnade del duca Carafa di Maddaloni, per vendicarsi delle pretese ingiustizie patite da suo fratello a Napoli ad opera del Cardinale Filomarino, devastano prima Pignataro e poi saccheggiano Calvi dove era vescovo Gennaro Filomarino, fratello dell’Arcivescovo di Napoli. Scrive lo storico de Sivo: “A Calvi non restò neanche l’anello e il bacolo del vescovo. La cattedrale è danneggiata, il palazzo del vescovo quasi raso al suolo, l’archivio incendiato. Tanto che il Vescovo dovette cambiare residenza e si ritirò a Pignataro. Nel 1686, al tempo del vescovo De Silva, del Palazzo vescovile rimaneva solo un ricordo e una semplice stanza.
Passano alcuni decenni, la cattedrale sembra essere soffocata da sterpi: il Vescovo Positano la fa restaurare.
Alla fine del ‘700 Mons. Zurlo fa affrescare nella sacrestia la serie di tutti i vescovi della diocesi da San Casto fino a lui.
Danneggiata ancora dalle soldatesche francesi nel 1799, poi dal terremoto del 1805, fu oggetto di premurose cure da parte del Card. D’Avanzo nella seconda metà dell’8OO.
Degni di nota in questo monumento sono: il portale sulla nuda facciata in travertino, il pulpito, la sedia del vescovo, l'abside, la cripta.